Pensieri in libertà

 

15 anni

Caro Ayrton, 15 anni. Sembra incredibile, ma è così. 15 anni da quel giorno fatale, da quel maledetto piantone che si spezza, da quel muro troppo vicino, dalle lacrime di tutti coloro, e sono tanti, che rimpiangono la tua classe, il tuo sguardo triste e buono, le tue parole mai banali. Ma in fondo che cosa sono gli anniversari, cinque, dieci, quindici anni? Sono solo delle pietre miliari poste sulla strada di un rimpianto quotidiano, di una nostalgia senza fine. Ci manchi, Ayrton, ci mancano i tuoi duelli leggendari con Prost, Piquet, Mansell, altri piloti grandissimi, ma non inarrivabili com´eri tu; ci mancano quelle emozioni, quei sorpassi al limite, quel senso di grandezza nella normalità che solo tu sapevi dare. Penso spesso a quel primo maggio, sai? Ricordo ogni cosa di quel giorno, come accade sempre a ciascuno di noi quando avviene un fatto che ci segna profondamente: non posso fare a meno di pensare che, pur nella enorme tragedia, ci sia stato un senso nella incredibile concatenazione di eventi che ti hanno portato via quel giorno di maggio, e questo senso non potremo capirlo mai finchè saremo in vita: soltanto un giorno, quando non saremo più qui, ci sara´ concesso di capire, di attingere a quella Verità che tu hai cercato già in questo mondo, perché ci sono persone che sono più grandi della vita: tu eri una di queste. Chissà che duelli lassù, insieme a Nuvolari, Fangio, Villeneuve, protagonisti di epoche così diverse, ma tutte grandi e speciali. E noi quaggiù con Massa, Raikkonen, Hamilton, Alonso, con i sorpassi ai box, con le strategie sui litri di benzina, con una Formula 1 ridicola, patetica, senz´anima. Che squallore, Ayrton. Provo compassione per quei bambini che hanno conosciuto solo questa Formula 1: non sanno cosa si sono persi. Ma forse non è nemmeno colpa dei mediocri piloti di oggi, perché quando il passato è stato troppo grande, il presente è inevitabilmente inadeguato. E poi i miti, le leggende non nascono tutti i giorni, altrimenti non sarebbero tali. Grazie per aver sfiorato questa terra, Ayrton. Dicevano gli antichi greci: "Muore giovane colui che è caro agli dei". Questa frase sembra scritta solo per te, volto eternamente giovane, scolpito in una splendida statua posta a pochi metri dal luogo in cui ci hai salutato. Ci mancherai per sempre, Ayrton, ma il tuo nome non morirà. Mai.

Stefano Paolorossi (Ste75)(stefanopaolorossi@libero.it)

 

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