Pensieri in libertà

 

Ricordo di un giorno maledetto

Non avevo neppure 18 anni quel 1° maggio 1994 quando andai per la prima volta a vedere una gara di F.1; ciò che mi spingeva era quell'enorme desiderio di ammirare quel casco giallo passarmi davanti ed incantarmi lo sguardo. Sebbene non lo avessi mai incontrato, Ayrton era per me qualcosa di troppo prezioso, sentivo di conoscerlo da tempo; mi affascinava troppo quella sua apparente semplicità, quella sua personalità così piena di contraddizioni, quella determinazione, quello sguardo così buono ma allo stesso tempo così cattivo, quella fiducia in se stesso, quella infelicità che traspariva dai suoi occhi e che si tramutava in rabbia e grinta sotto il casco, quel senso di non avere un equilibrio interiore che lo spingeva oltre il limite della macchina e di se stesso, quella sua fermezza ad essere disposto a morire pur di essere il migliore. Oggi, a distanza di 9 anni, ripenso a quel maledettissimo giorno, a quello stesso giorno che sarebbe dovuto essere il più entusiasmante della mia vita; ripenso alle volte che Ayrton mi passò davanti, a quella grande stranezza che percepivo nel vederlo con i miei stessi occhi, a quell'atmosfera così particolare, alle emozioni intense che provavo in quei momenti. Molti penseranno che io sia stato molto fortunato ad avere avuto la possibilità di vedere Ayrton almeno una volta nella mia vita e non li biasimo; del resto non possono sapere quello che significa vedere una persona cosi importante per la tua vita passarti davanti e realizzare che un attimo dopo di quella stessa persona non ci sarebbe rimasto che un ricordo...è proprio per questo che forse quel giorno avrei preferito essere da tutt'altra parte. Pensare che non rivedrò mai più quel casco giallo sfiorarmi lo sguardo e la mente, è per me qualcosa di struggente.

Moreno

 

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