Pensieri in libertà

 

Un angelo dimenticato

Sono passati quasi dieci anni da allora, da quella maledetta domenica di maggio in cui si é spento il sole ed é calata la notte sul mondo della Formula 1.. Sono passati 9 anni, 9 mesi e 22 giorni, ma il mio dolore é, e rimarrà sempre lo stesso. Ancora adesso giro su Internet alla ricerca di siti che parlino di Lui e scopro che ci sono molte persone che soffrono, proprio come me, a dispetto del tempo che passa e mi sento meno sola...

Seguo la Formula 1 da 31 anni cioé da quando sono nata, iniziata a questa passione (quando ancora non distinguevo un volante da una ruota, ma gioivo a vedere "rosso") da mio padre, tifoso delle Ferrari e del mitico Gilles Villeneuve e, come logico, seguivo le sue passioni ed i suoi amori.

Il giorno in cui Ayrton Senna ha mostrato al mondo di che pasta era fatto, io avevo 11 anni. Era il 1984 e tutti, mio padre compreso, si sono accorti immediatamente del talento di questo pilota, dallo sguardo dolce e dal corpo gracile, che aggrediva l' asfalto, guadagnava secondi su secondi ad Alain Prost e correva come se la pista fosse completamente asciutta...era nato "il Re della pioggia" !!!

Odiavo Ayrton, mi vergogno a dirlo, ma quando ero piccola lo odiavo, come quando non si riesce proprio a sopportare qualcuno che non sbaglia mai, che é troppo perfetto per essere vero...condizionata dai pensieri di mio padre e dal suo sviscerato amore per la Ferrari.. Poi son cresciuta ed ho cominciato a ragionare con la mia testa ed é nato il mio grande amore per lui, l' unico, il mitico e l' inarrivabile Ayrton Senna Da Silva. Ogni volta che guardavo la corsa e lo vedevo prima in pole e poi sul gradino più alto del podio, mal sopportavo i suoi trionfi, i suoi successi...la sua innata superiorità, poi un giorno ci é riuscito...mi ha conquistato nell' unico modo in cui avrebbe potuto farlo...correndo, contro il tempo, contro il vento, contro le leggi stesse della fisica. Un uragano di passione e determinazione, una vita dedicata alle corse, ed una dedizione che non ha eguali. L'ho seguito da allora e fino al suo ultimo respiro. Ho ammirato l'uomo ed il campione che non si accontenta mai e che non si risparmia, né sportivamente (quando ha trasformato il suo esile corpo in una meravigliosa scultura fatta di muscoli scattanti), né umanamente (con le sue opere benefiche a favore di quelli molto meno fortunati di lui)...e l'ho pianto, disperatamente il giorno che Dio si é accorto di aver dimenticato un angelo sulla terra.

L'8 maggio 1982 (mese infausto) il giorno in cui morì Gilles Villeneuve io vidi mio padre piangere come un bambino, come se fosse mancato qualcuno di famiglia, allora faticai a capire il suo dolore, riuscivo solo a guardare Jacques, quel bimbetto di due anni più di me che aveva appena perso il papà ed i suoi occhioni mi sono rimasti dentro come un marchio di sofferenza. Dopo dieci anni la storia si é ripetuta ed allora ho capito. I miei occhi non si sono ancora asciugati definitivamente e le lacrime per piangere non sembrano mai avere fine. Leggo di lui, del dolore nascosto dentro le persone, di coloro che non riescono a dimenticare e a perdonare chi lo ha rivoluto per sè e sento in loro una comunanza di orgoglio e sofferenza che fa ancora male.

La domenica più brutta della mia vita non ero davanti alla tivù, per fortuna ma non dimenticherò mai il momento in cui mi telefonò mia mamma per dirmi, prima che lo venissi a sapere da qualcun'altro, che Ayrton aveva avuto un incidente..."non si sa niente", mi disse, "l'hanno portato via in elicottero . Dentro di me però lo sapevo, era una sensazione, ma talmente reale da poter essere "toccata con mano" e la conferma stava negli occhi di mia mamma al mio arrivo a casa...

Il mondo si era fermato, il sole si era spento...una folgorazione, una spaccatura dentro al cuore...

Da quel giorno non sono più riuscita a guardare le corse (solo la domenica successiva nella "sua" Montecarlo, per vederlo partire dalla prima fila, ancora una volta, come l'ultima, come sempre), la Formula 1 mi aveva deluso.

Quello é stato il giorno in cui ho iniziato ad odiare Schumacher, la sua faccia quadrata, la sua presunzione, la sua arroganza...quel tedesco dallo sguardo di ghiaccio e dal cuore di pietra che riuscì ad alzare la coppa e gioire sul podio di Imola, in un gran premio costellato da tragedie di enorme portata (lo stesso che, a distanza di anni, é riuscito ad ottenere la pole ed a disputare la gara nei giorni immediatamente successivi alla morte di sua madre).

Ma il destino a volte ci mette lo zampino ed ecco che, dopo due anni, compare Jacques, il figlio del compianto Gilles, con lo sguardo che mai avevo dimenticato. Grazie a lui mi sono nuovamente avvicinata alle corse, lui mi ha regalato l'emozione più grande dopo la notte più buia...la mia rivincita per Ayrton. Tre anni dopo, il 26 ottobre 1997 a Jerez, Schumacher ha mostrato (anche se in molti han voluto dimenticarlo) ciò che in realtà é: un debole.....ed ha perso!

La verità é che sulla pista di Imola é morta anche la Formula 1 e quelle gare fatte, anche con il coltello fra i denti in pista, ma vissute con il cuore fuori, oggi non si vedono più...Piloti che fanno la differenza, per intenderci, che vincono a dispetto della tecnologia e dell'elettronica e che mettono tutto se stessi in ciò in cui credono.

Onore ad Ayrton, un uomo vero, un uomo meraviglioso per cui il mio cuore non smetterà mai di sanguinare. Da oggi e per sempre con Lui.

Daniela(dibidany@hotmail.com)

 

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