Hanno detto di lui...


Alain Prost:
Ayrton è un pilota dalle immense qualità. Se devo essere onesto, non riesco a trovargli un difetto.
(1988)

L'arrivo di Ayrton mi costrinse a cambiare certe abitudini, improvvisamente le riunioni tecniche divennero molto più lunghe, e non era ancora sufficiente, perché spesso, dopo cena, Ayrton tornava in circuito, a controllare il lavoro dei meccanici.
(1988)

Ora come ora lui insegue una cosa sola: il titolo mondiale. Pensa solo a quello, vuole solo quello, sogna solo quello. Questo gli dà una determinazione spaventosa. E io che gli sto vicino me ne accorgo perché lui è sempre al massimo del rendimento dal venerdì mattina quando comincia le prove fino alla domenica pomeriggio quando taglia il traguardo.

Senna è più bravo di me col turbo, lui riesce a sfruttare meglio la pressione, sa dosarla meglio, forse ha il piede più sensibile del mio, non lo so.

Lucidamente sono arrivato ad una conclusione: che contro Senna in questo momento non c' è niente da fare e allora tanto vale che se lo vinca lui il mondiale '88.
(dopo il GP del Belgio 1988)

E’ un pilota senza onore, non è bello battersi con lui.
(1989)

Non lo sopporto, sembra che dorma nei box: quando io me ne vado, lui rimane. Quando arrivo al mattino lui è già lì.

Io non sono preparato a lottare con degli irresponsabili che non hanno paura di morire; Ayrton ha un problema: pensa di non potersi ammazzare perché crede in Dio.

La vittoria nel Campionato è molto più importante per lui che per me. Forse è l'unica cosa che gli importa nella vita. Certo è un pazzo. Come uomo non vale niente.

Bisogna distinguere i giudizi sull’uomo e quelli sul pilota. Senna è oggi il miglior corridore in pista. Mille volte superiore a Mansell, ma umanamente non esiste. E’finito…Preferirei non dire altro. Parlo sempre troppo.
(1992)

In onore di Ayrton non salirò mai più su una vettura di Formula 1. Lui era l'unico che rispettavo.
(Ipocrisia a parte, Alain non mantenne la promessa facendo il tester per la McLaren)

Enzo Ferrari, nel libro "Piloti, che gente":
La stella nascente è senza dubbio Ayrton Senna Da Silva. Brasiliano, giovane, audace esibizionista ogni tempo. Al coraggio unisce un talento tecnico che sta affinando e che lo porterà lontano.

Luca di Montezemolo:
E' stato uno tra i più grandi campioni di tutti i tempi, il più bravo degli ultimi anni, intelligente, spietato in gara, meticoloso, capace e mai soddisfatto nella messa a punto della vettura, abilissimo nel trattare affari e ottimo regista di se stesso.

Nelson Piquet:
Questa è una brutta notizia non solo per lo sport, ma anche per la nostra nazione. Non c'è nessuno a questi livelli in F.1. Egli era il miglior pilota, molto determinato, e questa è veramente una brutta perdita.
(Ma non era un pervertito pericoloso e incapace?)

Frank Williams:
La sua perdita è impossibile da quantificare, tutti quelli che lo hanno conosciuto, in qualsiasi circostanza, hanno compreso che hanno perso qualcosa di veramente speciale, una magnifica persona.

Tutto ciò che posso dire di lui è che l'Ayrton uomo era sinceramente migliore e più straordinario di quello che guidava la macchina. Un ragazzo molto intelligente che quando parlava con te di affari era in grado di prevedere costantemente gli sviluppi della conversazione, dovunque la portassi. Era uno sfida, trattarci, quanto per i suoi rivali cercare di batterlo.

A proposito di Ayrton ho in serbo un sogno mai realizzato: quello di vederlo lottare con Schumacher, con vetture diverse ma con lo stesso motore Renault, sull'arco di un campionato. Che battaglia sarebbe stata! Se Ayrton fosse vissuto ancora avrebbe vinto il mondiale 94. Ne sono convinto; e nel 95 Ayrton e Michael si sarebbero battuti fino alla fine, all'ultimo giro dell'ultimo gran premio. E il vantaggio finale sarebbe andato a Senna.

Jackie Stewart:
Senna era uno dei più grandi talenti che sia mai vissuto nelle competizioni a motore.

Ron Dennis:
Ayrton Senna era un pilota straordinario. La sua abilità, astuzia, sottigliezza e il suo coraggio erano di una grandezza tale che egli ha segnato questa generazione di piloti.

[Quando andò alla Williams] Era come se venisse ceduto in prestito temporaneo. Era quello che sentivo, era quello che sentiva anche lui. Non ci furono accordi formali, ma lui sarebbe tornato. Non era una cosa impossibile. Per noi era meglio ricostruire il team. Per lui era meglio che andasse via, che continuasse a vincere e che tornasse cambiato come persona. Penso che sarebbe rimasto a lungo in F1 e quando, alla fine, si sarebbe ritirato, lo avrebbe fatto su una McLaren. Di questo sono assolutamente certo.

Entrambi [Senna e Prost] volevano vincere, entrambi sapevano che la nostra filosofia era fornire a ciascun pilota lo stesso equipaggiamento e che volevamo avere due prime donne. La competizione all’interno del team era fantastica per il team stesso. Naturalmente le loro personalità erano molto diverse e, inevitabilmente, questo portò a qualche attrito occasionale.

Non sono una persona particolarmente emotiva, ma questi ragazzi [Senna e Prost] hanno dato tutto. Davano sempre il cento per cento in pista e anche ai box. Questo dà l’idea delle loro personalità, e quando due persone ragionano, due persone che mi piacevano molto e delle quali mi preoccupavo molto, questo non può che provocarti emozioni.

Ci furono periodi molto difficili nella sua carriera in F1, periodi con i quali lottò, che non avevano nulla a che fare con la competitività o con la mancanza di competitività, ma piuttosto con la politica dei Gran Premi. Ad un certo punto aveva deciso di ritirarsi. Non gli ho mai detto di non farlo. Ne parlammo insieme, discutemmo delle alternative e alla fine la sua passione per le corse ebbe la meglio sugli aspetti che non gli piacevano in questo sport. Solo una cosa disprezzò sempre: la politica.

Nigel Mansell:
Ayrton ed io abbiamo condiviso qualcuna delle corse più eccitanti di sempre, ed è impossibile spiegare con parole quale triste perdita questa sia per le corse.

Emerson Fittipaldi:
La vita di Ayrton Senna era un esempio di dedizione ed amore per lo sport, che pochi atleti hanno avuto a livello internazionale. Il mondo ha perso il più grande atleta della storia delle competizioni motoristiche ed io ho perso un grande amico. I Gran Premi non saranno mai più gli stessi senza Ayrton.

Michael Schumacher:
Pensare che non avrei più rivisto Ayrton, né parlato con lui, e che non saremmo mai stati più avversari sulle piste di tutto il mondo, mi procurò uno stato di depressione che durò per due settimane.

So che se lui fosse stato qui non sarebbe andata così.
(Dopo la conquista del suo primo titolo, Adelaide 1994)

Penso che Ayrton mi considerasse come il pilota con cui in futuro avrebbe dovuto confrontarsi. Tra noi c’è stato qualche screzio, ma nulla di più. E’ normale che un campione più anziano, che vanta una posizione consolidata, voglia tenere a distanza un giovane emergente. E d’altra parte trovo normale reagire come ho fatto io. Credo comunque che negli ultimi tempi avesse iniziato ad accettarmi, così come io col tempo avevo imparato a conoscerlo e a condividere certe sue azioni.

Senna era il più grande, non ci sono paragoni che reggano. Non cerco una vittoria per questo motivo, perché non penso che sarò mai alla sua altezza.
(Prima di Monaco 2000, lanciato verso il terzo titolo)

Rubens Barrichello:
Quando mi sono ripreso nel centro medico dopo il mio incidente, la prima faccia che ho visto è stata quella di Ayrton, con le lacrime agli occhi. Non avevo mai visto Ayrton così, prima. Ho avuto l'impressione che vivesse il mio incidente come se fosse successo a lui. Egli mi ha aiutato molto nella mia carriera, ed io adesso non trovo le parole per descrivere la sua perdita.

Michele Alboreto:
Ho vissuto quel giorno in diretta dalla pista. […] Ricordo anche quando, ancora seduto in macchina, ho incrociato lo sguardo di Patrick Head: un suo cenno chiaro mi ha fatto capire che Ayrton non c’era più. Non è stato facile continuare il GP. E’ stata una giornata davvero difficile. In me è ancora vivissimo il ricordo del volo da Monaco al Brasile, per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, insieme con Thierry Boutsen, Emerson Fittipaldi, Alain Prost. Il nostro volerci essere in quel giorno è la dimostrazione più chiara di quanto tutti noi stimassimo Ayrton.

In fondo, a pensarci bene, non c’era d’aspettarsi nulla di diverso dall’assoluzione…In ogni caso, al di là del processo, nessun tipo di sentenza avrebbe potuto ridarci Ayrton Senna, farlo tornare in vita e questa, purtroppo, è la cosa fondamentale.. La Formula uno va avanti. Di Senna ci resta il ricordo di un campione che di sicuro non ha sbagliato.
(dopo la sentenza del "processo Senna")

Jo Ramirez:
Fin dalla primissima volta che Ayrton guidò la macchina, era ossessionato da Alain. Voleva sapere quale alettone avesse, quali sospensioni anteriori, quali pneumatici. Ogni volta che entrava ai box, la prima cosa che chiedeva era cosa avesse fatto Alain. Sempre. Non si preoccupava di nessun altro. Alain era il numero uno e sconfiggerlo era l’ossessione di Ayrton.

Gordon Murray:
Ho lavorato con Senna alla strategia di gara. Amavo la strategia di gara, proprio come lui. Senna era uno stratega perfetto. In questo non aveva antagonisti: io gli davo le indicazioni via radio e lui era semplicemente brillante. Ne ridevamo spesso insieme. Io controllavo chi entrava, chi usciva, chi andava veloce e lui cercava di strappare il miglior tempo. Secondo me, dopo Jim Clarck c’è stato solo lui. Era assolutamente implacabile con gli avversari.

Viviane Senna (sorella di Ayrton):
In questi ultimi sei anni ho dovuto imparare a vivere senza Ayrton. Non penso che potrò mai accettare del tutto la sua morte. Ma devo girare pagina, battermi conro il dolore. La Fondazione [la Ayrton Senna Foundation Ltd] è un po’ il risultato di questa mia accettazione. Quando era vivo, Ayrton ha fatto molte cose positive per il suo Paese e noi continuiamo su questo cammino. Spesso discutevamo dei problemi del Brasile, da un punto di vista sociale più che politico. La Fondazione era un’idea di Ayrton: voleva dare una possibilità ai bambini, in modo che potessero crescere, proprio come me e te, e questo è il nostro fine.

Jody Scheckter:
Il mondo della F1 ha subito una perdita tremenda perché era probabilmente il miglior pilota di tutti i tempi. Non solo era veloce, ma anche eccellente quando si trattava di regolare l’assetto della macchina. Pochissimi piloti hanno entrambe queste qualità. Pensare che siano passati sei anni è incredibile. E’ come se fosse successo ieri…

Derek Warwick:
Sono rimasto colpito da come la gente è rimasta toccata dalla sua morte. Il giorno dopo il GP sono andato a trovare un amico che lavorava in un cantiere. I ragazzi che lavoravano con lui, molti dei quali non avevano mai visto un Gp in vita loro, sembravano annientati. Sono andato al suo funerale ed è stato allora che mi sono reso conto che non era solo un pilota di F1, ma anche un Dio.

Patrick Tambay:
Proprio come Gilles, Ayrton, se proprio doveva lasciarci in quel giorno, l’aveva fatto nel modo più drammatico, ma anche nel più forte e più “bello”: mentre era in testa a un GP, davanti a tutti i suoi avversari e davanti a milioni di telespettatori, facendo il suo sport, il suo mestiere, la sua passione, al culmine della sua arte…Per tutti quelli che ci hanno lasciati prima e dopo di lui - Gilles, Didier, Ronnie, Gunnar, Patrick, Giancarlo, Roland - dobbiamo sempre avere un pensiero commosso e rispettoso.

Martin Brundle:
Di tutti i piloti con i quali ho corso, il migliore era sicuramente Senna. Nessun dubbio. In termini generali, Michael [Schumacher] gli si avvicina abbastanza e in questa classifica virtuale Mika [Hakkinen] si piazza secondo. In fatto di talento naturale, innato, divino, Ayrton è ancora il numero uno.

Nigel Stepney:
Ayrton e Michael [Schumacher] sono un altro pianeta. Quando Ayrton è arrivato alla Lotus aveva qualcosa di speciale, misterioso. Era un enigma. Apparentemente sono persone come tutte le altre, ma hanno qualcosa di particolare. Non so cosa sia. Arrivano, danno un’occhiata e sanno cosa devono fare. Entrambi sono calmi ed entrambi trasmettono fiducia nelle persone con cui lavorano.

I piloti dicono sempre: ‘questo non va bene, quello nemmeno’. Ma quando a dirvelo è un grande, potete essere certi che c’è davvero qualcosa che non va.[...] Ayrton non raccontava storie!

Johnny Herbert:
Ha cambiato profondamente le corse; ha innalzato la preparazione fisica necessaria per la F1 su un'altro livello. Prima di Senna, il problema riguardava lo sfruttamento delle gomme, tenendo d'occhio le gomme potevi sederti e fare una passeggiata giro dopo giro. Ma il suo stile era attaccare, attaccare, attaccare, come uno sprinter per tutto il tempo, così il livello di preparazione fisica è dovuto diventare molto più elevato. La sua determinazione a diventare campione del mondo era completamente diversa da quella chiunque altro. Io ammiravo il modo in cui era il miglior pilota nelle qualifiche e altrettanto nei gran premi. Era uno dei piloti più completi che io abbia mai conosciuto. Quando è morto è stato come se qualcuno ti venisse portato via, via dalla propria famiglia. Fu uno shock totale per il sistema. Io penso ancora a lui, mi manca ancora. Era un ragazzo davvero grande.

 

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