Il camera-car

 

La regia italiana del gran premio di San Marino era in diretta sulle due vetture di testa al momento dell'incidente di Senna, la tristemente famosa ripresa esterna della parte finale del tamburello con la vettura di Ayrton che sbuca dalla destra dello schermo e prosegue per la tangente è ancora negli occhi di tutti. Molto più avventurosa e la storia delle immagini trasmesse dalla telecamera montata sul lato sinistro della Williams del tre volte campione del mondo (nella foto), la cui utilità per comprendere la dinamica dell'incidente è incalcolabile.

Il camera-car di Ayrton

Nel 1994 20 vetture su 28 erano generalmente dotate di telecamere a bordo (camera car) le riprese di queste telecamere venivano trasmesse ad un elicottero in volo sopra al circuito, il quale però era in grado di registrarne solamente 4 contemporaneamente e di ritrasmetterne a terra in diretta solo 3 (oggi è tutto molto diverso). Quel pomeriggio di maggio, come poi si venne a sapere durante il processo, da oltre nove minuti due dei canali disponibili erano stati assegnati dalla regia alle immagini provenienti dalla coppia di testa, Senna e Schumacher. Nei giorni immediatamente seguenti l'incidente, Bernie Ecclestone in persona disse di aver visto le immagini dell'incidente dal camera-car e di averle fornite a Frank Williams. Le stesse immagini integrali che, sempre a maggio, dichiarò di aver visto il responsabile delle comunicazioni esterne FIA Francesco Longanesi nei primi interrogatori. In seguito tuttavia entrambi smentirono la notizia, affermando che in realtà avevano visto il camera-car di Schumacher che seguiva Senna, video questo effettivamente reso pubblico. Alla richiesta formale da parte delle magistratura italiana la FOCA negò l'esistenza di tale ripresa, e della telecamera di Ayrton non si seppe più nulla.

Quattro mesi dopo, nell'ottobre 1994, a rilanciare la possibile esistenza del video fu la brasiliana TV Globo che infine mandò in onda le immagini onboard dell'ultimo giro completo di Ayrton più 12,8 secondi della tornata fatale, fino a 1,4 secondi dal momento dell'impatto indicato dalla telemetria. Immagini che non dovevano esistere. La FOCA si giustificò affermando che le immagini dell'incidente effettivamente non esistevano, per questo non le avevano fornite agli inquirenti... Il particolare interessante è che le riprese finalmente consegnate alla magistratura di Bologna durano mezzo secondo più a lungo delle precedenti, sono misteriosamente "estese" fino a 0,9 secondi prima dell'impatto. Sfortunatamente nessun'altra frazione di secondo è più stata "concessa", finora, ma sono in molti a credere che da qualche parte le immagini complete esistano, compreso il PM Passarini.

Comunque sia, ufficialmente non esiste nessun mistero dietro all'interruzione: semplicemente Senna era in testa alla corsa, davanti a lui non c'era nulla da riprendere e quindi si ritenne opportuno liberare il canale e passare sulla Tyrell di Katayama. Su questo punto in aula tutti i testimoni concordano, quindi solo per pura casualità il taglio sarebbe arrivato proprio mentre Ayrton stava per uscire di pista.

Stranamente però la registrazione fornita, dopo l'interruzione delle immagini di Senna, prosegue con 14 secondi di schermo nero con una barra bianca e vari disturbi, trascorsi i quali passa sulla Ferrari di Gerhard Berger, nessuna traccia del simpatico giapponese scelto dagli uomini della regia. Le spiegazioni fornite sul perché sono decisamente confuse, pare che qualcuno abbia "premuto il pulsante sbagliato" selezionando le immagini di Berger e "creando interferenze sul nastro". A noi restano 9 minuti abbondanti di camera-car di Ayrton, 14 secondi di schermata nera, dietro al primo dei quali si cela la morte di un uomo, e un'eternità di dubbi.

Una cosa è sicura: se veramente qualcuno ha sottratto agli occhi del mondo l'ultimo secondo di vita di Ayrton allo scopo di occultare le prove della rottura del piantone dello sterzo, ha commesso, per nostra fortuna, un enorme errore di valutazione diffondendo immagini la cui elaborazione è più che sufficiente a svelare il mistero dell'uscita di pista in tutta la sua drammaticità. Meglio così, naturalmente, ma le perplessità sulla sorte delle riprese integrali restano.

 

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