
La cronologia
Segue un elenco cronologico delle vicende a partire da quel tragico fine settimana di Imola '94 fino ad oggi, naturalmente senza pretesa di completezza o di rigore tecnico.
30 aprile 1994
Durante la seconda sessione di qualifica del gran premio di SanMarino la
Simtek-Ford di Roland Ratzenberger a causa della rottura del flap dell'alettone anteriore
esce violentemente di pista alla curva Villeneuve, colpisce il muretto esterno e striscia
semidistrutta fino alla tosa. Lo sfortunato pilota austriaco perde la vita a causa della
terribile decelerazione subita.
1 maggio 1994, ore 14:17
Nel corso del settimo giro di gara la vettura in testa alla corsa, la Williams-Renault di
Ayrton Senna, esce di pista al tamburello mente viaggiava a oltre 310 km/h.
1 maggio 1994, ore 18:40
All'ospedale di Bologna Ayrton Senna viene dichiarato morto.
8 maggio 1994
Il settimanale Autosprint formula un ipotesi inquietante: il piantone dello sterzo della
Williams, la cui parte terminale era stata rimossa senza fatica dai soccorritori e
poggiata a terra ancora innestata sul volante, potrebbe aver ceduto prima dell'urto
lasciando l'auto priva di direzionalità.
Patrick Head, direttore tecnico della Williams, ipotizza che l'uscita di pista sia stata causata da un alleggerimento sul pedale del gas che avrebbe fatto perdere aderenza alla vettura su una sconnessione dell'asfalto.
1 giugno 1994
In seguito alle indagini sugli incidenti mortali di Imola avvisi di garanzia per 8
indagati della Williams, 6 della Simtek, 3 della SAGIS (la società che gestisce
l'autodromo) per concorso in omicidio colposo.
Settembre 1994
I periti di Pratica di Mare e dell'università di Bologna scrivono nel loro rapporto che
il metallo della colonna dello sterzo di Ayrton reca segni di fatica
Ottobre 1994
Viene finalmente trasmesso alla procura, e in seguito reso disponibile ai media, il video
del camera-car montato sulla Williams di Ayrton. Le immagini
sfortunatamente si interrompono proprio al momento dell'uscita di pista. Affidato al
Cineca per l'elaborazione, questo video diverrà fondamentale per le tesi dell'accusa: in
esso infatti sarà visibile un anomalo movimento del volante.
22 novembre 1994
Autosprint pubblica le impressionati fotografie del casco insanguinato di Ayrton, della
sospensione che lo ha perforato uccidendo il pilota e del piantone modificato e spezzato.
17 gennaio 1995
Vengono depositate le perizie. E' confermato che il piantone dello sterzo era costituito
da tre pezzi distinti saldati tra di loro.
Giugno 1995
Il giudice per le indagini preliminari riceve la documentazione del PM Passarini.
5 novembre 1996
Autosprint ventila l'ipotesi di un "insabbiamento" giudiziario del caso Senna,
con la possibile promozione del PM Passarini ad altro incarico e altri rallentamenti.
10 dicembre 1996
Il boss della Benetton Flavio Briatore, parlando al MotorShow di Bologna, minaccia un
boicottaggio dei gran premi italiani (Imola e Monza) nel caso si arrivasse a delle
condanne per la morte di Ayrton Senna.
13 dicembre 1996
Deciso il rinvio a giudizio per sei indagati: Frank Williams, Patrick Head, Adrian Newey
(Williams), Federico Bendinelli, Giorgio Poggi (SAGIS), Roland de Bruynseraede (FIA).
Archiviazione invece per Ian Campbell Herrlson (legale Williams), David Brown (ingegnere
di pista), Michael Tyers, Cari Nicholas Gaden, Gary Alen Woodward e Steven John Coates
(meccanici Williams).
Nessun rinvio a giudizio invece per la morte di Ratzenberger, il cui caso si chiude qui.
16 febbraio 1997
Giusto in tempo per il processo il Sunday Times pubblica una foto di Paul-Henri Cahier che
mostra un possibile detrito davanti all'auto di Senna, non verrà mai considerata
seriamente in aula.
20 febbraio 1997, in aula
Davanti al pretore di Imola, Antonio Costanzo, si apre il "processo Senna".
Le prime due udienze servono esclusivamente alla discussione di dettagli procedurali, tra
le altre cose la richiesta della difesa di trasferire il procedimento a Bologna è
respinta.
5 marzo 1997, in aula
Il PM Passarini presenta la versione dell'accusa: Senna aveva chiesto più volte la
modifica della colonna dello sterzo (per motivi di guidabilità e visibilità degli
strumenti) la modifica fu realizzata con una prolunga di metallo di qualità inferiore e
diametro minore, prolunga che, rompendosi, ne provocò l'uscita di pista. Ayrton era
pienamente cosciente al momento dell'incidente, come dimostrato dalla telemetria, e non
commise errori di guida. Il PM sostiene inoltre che una migliore planarità tra la pista e
la via di fuga del tamburello avrebbe permesso una maggiore decelerazione prima dell'urto.
La difesa Williams contesta la sua teoria, ma punta anch'essa il dito verso la sicurezza
del circuito.
11 marzo 1997, in aula
Vengono ascoltati i primi medici giunti sul luogo dell'incidente, essi confermano che non
hanno incontrato nessuna difficoltà ad estrarre Ayrton dalla vettura perché la colonna
dello sterzo era già rotta e non era di ostacolo. Il tempo ottenuto da Ayrton nel suo
sesto giro 1.24.887 (sarebbe stato il 3° migliore della corsa) è citato per invalidare
la tesi della scarsa temperatura e pressione delle gomme all'inizio del settimo passaggio.
La difesa insiste nell'attribuire responsabilità al circuito e in particolare allo stato
dell'asfalto (di cui Ayrton stesso si era lamentato).
12 marzo 1997, in aula
Pierluigi Martini dichiara che la curva del tamburello poteva porre dei problemi solo ad
un auto con dei problemi, tantopiù se a guidarla era Ayrton Senna. Egli dice di non
sapere esattamente che problema possa aver avuto, ma ricorda che Ayrton si era lamentato
con lui del nervosismo della vettura e di un abitacolo troppo stretto. Riferisce inoltre
che i lavori sull'asfalto non avevano interamente eliminato le sconnessioni in quel punto,
ma non le ritiene sufficienti a provocare l'incidente.
17 marzo 1997, in aula
Michele Alboreto ritiene che l'incidente sia stato provocato da una rottura meccanica,
sempre possibile in F1. Esclude inoltre che la colpa possa essere dello stato
dell'asfalto.
Charles Whiting della FIA afferma di aver approvato la vettura di Ayrton a febbraio e poi
ancora a marzo, ma non ricorda di aver visto le modifiche presenti sull'auto incidentata.
Due esperti medici illustrano le cause della morte di Ayrton.
2 aprile 1997, in aula
Solo a questo punto l'accusa viene a sapere che per leggere i dati dalla scatola nera di Ayrton in loro possesso, servirebbe anche una
data-card di collegamento che il team finora non ha neppure citato.
16 aprile 1997, in aula
Passarini chiama gli ingegneri Tommaso Carletti e Mauro Forghieri per illustrare il cedimento del piantone. Gli ingegneri Williams Giorgio Stirano e
Diego Milen ritengono invece che Ayrton abbia iniziato a perdere il controllo sul dosso
presente pochi metri prima. I legali del circuito affermano che quei dossi sono simili a
quelli che si possono trovare su qualunque altro circuito.
14 marzo 1997, in aula
Passarini accusa apertamente la FOCA di nascondere delle prove, si dice certo che il video del camera-car di Ayrton a lui consegnato sia
incompleto.
2 giugno 1997, in aula
Damon Hill rilascia la sua testimonianza al processo. Sfortunatamente è affetto da grave
amnesia, la sua è una lunga sequenza di 27 "non ricordo", "mi spiace, non
ricordo". Anche a suo parere, comunque, la vettura sembra andare in sovrasterzo sul
dosso.
3 giugno 1997, in aula
Gli ingegneri Williams presentano in aula la loro prima completa ricostruzione
computerizzata dei fatti. Tra le altre cose parlano della pole che Ayrton avrebbe
stabilito sabato, incredibilmente dimenticando che sabato aveva rinunciato a girare...
La difesa della SAGIS contesta completamente i dati del circuito utilizzati.
Per la prima volta sono presentate in aula dall'accusa le immagini del camera-car in alta
risoluzione con evidenziati gli anomali movimenti del volante.
24 giugno 1997
Italia1 in uno speciale televisivo "Processo Senna - Il buco nero" cerca di far
luce tra le incongruenze e strane coincidenze di questa tormentata vicenda. Si suppone
l'esistenza di un tecnico francese in possesso dei dati della centralina Renault
cancellata, ma questa ipotesi fino ad ora è rimasta tale.
25 giugno 1997, in aula
Si parla delle modifiche apportate alla colonna dello sterzo. La difesa afferma che erano
state completate internamente alla Williams in tempo per la prima gara in Brasile in tre
esemplari, identici per entrambi i piloti. Testimoniano Tony Pilcher (responsabile della
produzione) Max Nightingale (aerodinamica e servosterzo idraulico) e Simon Wells (test
idraulici) della Williams.
3 luglio 1997, in aula
Gary Woodward, ingegnere Williams, afferma che i piantoni dello sterzo sono controllati
dopo ogni gara, e che quello di Ayrton prima di Imola era a posto. Il suo collega Brian
O'Rourke sostiene che l'impatto contro il muro ha provocato la rottura del piantone, fino
ad allora funzionante.
17 settembre 1997, in aula
Torna Michele Alboreto. "In quella curva non si esce se non c'è un guasto
meccanico" afferma e si dice sicuro che il movimento del volante di Ayrton era
anomalo e indice di rottura "Lo spostamento [normale] del volante può essere
valutato in qualche millimetro, cioè due o tre". La difesa presenta un video girato
nel museo Williams su una vettura statica e senza strumentazione che dovrebbe
"dimostrare" come il volante avesse normalmente un gioco ben superiore.
22 settembre 1997, in aula
E' contro-esaminata la simulazione di parte Williams. Il professor Fanghella
dell'università di Genova rileva una discrepanza temporale di 1,4 secondi, e afferma che
la simulazione non tiene conto delle correzioni del pilota, non c'è inoltre collegamento
tra la posizione del volante reale e quella del volante simulato. L'ingegnere Diego Minen
della Williams replica che lo sfasamento temporale è ininfluente e non è possibile
determinare la posizione del volante reale dalle immagini video.
23 settembre 1997, in aula
Bruynseraede della FIA conferma che nessun problema di sicurezza era stato rilevato
riguardo alla pista, nel controllo prima del gran premio.
28 ottobre 1997, in aula
Dopo essere comparso in video, finalmente in aula David Coulthard. La sua testimonianza è
scioccante, conferma che è (secondo lui) assolutamente normale per un auto di F1 avere un
volante che oscilla in ogni direzione di parecchi centimetri.
29 ottobre 1997, in aula
Ascoltato Frank Williams. Si dice tuttora pieno di dubbi, ma affatto convinto della tesi
dell'accusa. Dice anche di non essere un tecnico e di non conoscere quindi nessun
dettaglio tecnico. Tra le altre cose afferma che dopo l'incidente "Esaminammo tutti i
piantoni e andavano bene. Decidemmo, però, di migliorare il progetto e cambiare i
piantoni per rimuovere qualsiasi dubbio sulla loro idoneità. Sì, avevamo dubbi e questo
è il motivo per cui siamo qui. Vogliamo capire cosa è successo quel giorno".
7 novembre 1997, in aula
Passarini riepiloga i fatti, ricorda soprattutto che due perizie indipendenti hanno
concordato nell'affermare che la colonna dello sterzo modificata presenta segni di fatica
per i 3/4 della circonferenza e il 40% della sezione e rinnova le sue perplessità per le
vicende riguardanti le centraline e il video del camera-car.
Il PM riconosce inoltre che Frank Williams, Roland Bruynseraede, Federico Bendinelli e
Giorgio Poggi non hanno responsabilità negli eventi, e ritira le accuse nei loro
confronti. Conferma invece la richiesta di un anno di pena per Newey e Head, ritenuti
responsabili delle modifiche apportate al piantone.
14 novembre 1997, in aula
Il difensori di Adrian Newey affermano che il loro cliente non ha responsabilità dirette
riguardo alla colonna dello sterzo. Gli ingegneri direttamente responsabili sarebbero solo
i signori Young e Fisher.
19 novembre 1997, in aula
I legali di Patrick Head affermano che i parametri del piantone erano entro ogni
ragionevole margine di sicurezza prima di Imola.
16 dicembre 1997, in aula
La sentenza di primo grado del processo è di assoluzione, con formule diverse: Williams,
Head e Newey per non aver commesso il fatto; gli altri perché il fatto non sussiste. Pur
non rilevando responsabilità degli uomini Williams il Pretore riconosce che il
"fatto" è realmente avvenuto.
15 giugno 1998
Il pretore Antonio Costanzo deposita le motivazioni della sentenza. Esse confermano
pienamente la tesi della rottura del piantone dello sterzo "I risultati ottenuti non
consentono di affermare che l'ipotesi (della difesa) oltre che possibile sia anche
verosimile, cioè in grado di spiegare in modo adeguato l'accadimento concreto...Un
difetto di funzionamento del sistema di sterzo meglio si presta a spiegare un'uscita di
pista in curva" e si spingono ad affermare che i fattori che hanno provocato il
cedimento "ineriscono alla fase di ideazione e progettazione del pezzo".
4 ottobre 1998
Il PM Passarini annuncia il ricorso in appello contro le assoluzioni di Head e Newey, ma
non degli altri, compreso Williams stesso.
6 luglio 1999
E' processo d'appello è fissato per il 19 novembre 1999.
22 novembre 1999, in aula
La corte d'appello di Bologna modifica la sentenza del pretore di Imola a vantaggio della
difesa. Il presidente, Francesco Mario Agnoli, accogliendo il ricorso presentato dalla
difesa di Head e Newey e l'appello incidentale presentato da Williams, assolve i tre con
la formula "perché il fatto non sussiste", con il secondo comma dell'articolo
530 che si applica quando i giudici ritengono che l'accusa non abbia prodotto la prova
della colpevolezza. Un passo indietro.
27 gennaio 2003, in aula
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Procura Generale di Bologna, annullando
la sentenza di assoluzione dei vertici Williams "perché il fatto non sussiste"
emessa dalla Corte d'Appello nel 1999. Il processo d'appello pertanto, a quasi nove anni
dalla morte di Senna, è da rifare.
11 maggio 2005, in aula
Ha inizio il secondo processo di Appello. Il Procuratore
Generale Rinaldo Rosini nella sua requisitoria ribadisce le accuse in particolare nei
confronti di Head, ma in ragione del tempo trascorso la sua richiesta è ora di non
doversi procedere causa la prescrizione del reato. Invariate le richieste e le
argomentazioni della difesa.
27 maggio 2005, in aula
Sentenza del secondo processo di appello. La Corte d'Appello di Bologna giudica il tecnico aerodinamico Adrian Newey innocente "per non
aver commesso il fatto" e stabilisce il ''non doversi procedere'' per Patrick
Head, responsabile tecnico del team Williams, ''per essere il reato a lui ascritto estinto
per prescrizione''. Così facendo la Corte riconosce la tesi dell'accusa e indica come
causa dell'incidente mortale il cedimento del piantone dello sterzo.
13 aprile 2007, in aula
La terza sezione penale della Corte di Cassazione rigetta la richiesta di
assoluzione piena fatta dall'imputato e conferma la sentenza di prescrizione pronunciata
nei confronti di Patrick Head ribadendo chiaramente le modalità e le responsabilità
dell'incidente.
Il lungo procedimento giudiziario è finalmente giunto a conclusione.
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